domenica 17 febbraio 2013

Blitz: Al via la stagione 2013


Manca poco all’inizio della nuova avventura per i Blitz Ciriè.

Domenica 24 Febbraio alle ore 15,00 scenderanno in campo ad Arona contro i locali Arona ‘65, nel primo match della stagione. In questi mesi la preparazione è stata lunga e molto concentrata, soprattutto sul piano fisico e atletico. Il nuovo preparatore Luca Casciello ha dato la carica agonistica che serviva, coadiuvando il coaching staff composto da Ermes De Bastiani, Paolo Paschetto e il presidente/coach Ferry De Bastiani. Molte le novità in casa bluoro, ad iniziare dall’arrivo da Alessandria di circa quindici elementi che andranno ad infoltire la già ricca rosa a disposizione del coaching staff. L’accordo siglato tra le due società, comporta il prestito per l’attuale stagione e accordi di collaborazione tecnica per il futuro. I ragazzi si ritrovano per l’allenamento collegiale nelle giornate domenicali, alternando i campi d’allenamento tra Ciriè e Alessandria. L’amalgama è già buona essendo i due team promotori del team “Sabaudi” che si esibisce in estate in manifestazioni legate alla solidarietà e di conseguenza i ragazzi si conoscono e si completano a secondo del gioco richiesto.

La seconda grande novità è la nuova casa che i Blitz utilizzeranno per le partite casalinghe, il Comunale di Ciriè di Via Grande Torino. Grazie all’interessamento dell’Assessorato alla Sport del Comune di Ciriè e la sensibilità dei dirigenti del Pool Ciriè Calcio e Esperanza Calcio, i nostri ragazzi potranno esibirsi in una cornice degna di tale nome. Il primo appuntamento casalingo è per Domenica 10 Marzo con inizio incontro alle ore 15,00 nel match che li vedrà opposti ai varesini GT Team. Terza , e non meno importante, la conferma dei tradizionali sponsor come BISIACH & CARRU’, SIXXCOMM, RO.DA, gli sponsor tecnici DALSPORT74, AMERICAN DREAM, più alcuni sostenitori che con il loro aiuto danno la tranquillità economica per la disputa della stagione. Senza dimenticare l’autonoleggio VOTTERO di Lanzo che utilizziamo per le trasferte e un sentito grazie alla carrozzeria AIMO di Cafasse per il rinnovato look dei caschi del team.

L’anno sportivo che va ad iniziare vuole essere per tutto lo staff dirigente e tecnico, l’anno del riscatto, del ritorno nelle prime posizioni del ranking nazionale e dimostrare che dopo alcuni anni di oblio, i Blitz sono tornati decisi a dimostrare tutto il loro potenziale. I ragazzi, un mix tra giocatori d’esperienza e molti rookies sono motivati e carichi a punto giusto e quindi si attende con impazienza il primo match per mostrare a tutti che i Blitz Ciriè sono ancora un team da rispettare, arduo da battere e determinato a fare bene. Al campo l’ardua sentenza. GO BLITZ!

Ufficio Stampa Blitz Ciriè

sabato 16 febbraio 2013

Memento ludere semper.. - La Preseason del G-Team Gallarate



Gallarate (VA), 16 Febbraio 2013 - Molto spesso dietro un blasone, dietro dei colori, una maglia, una storia, una squadra si celano dei princìpi forti, sani, fondamentali, valori che da sempre accompagnano la filosofia e la pratica di uno sport meraviglioso come il Football americano. L'efficacia dei messaggi trasmessi da un team che fa di questi valori un vero e proprio "Credo" rappresenta un ottimo veicolo per la diffusione della nostra tanto amata disciplina, anche negli ambienti meno attendibili e scontati. Una Società sportiva che incarna alla perfezione questo tipo di strategia è senza dubbio il neonato G-Team di Gallarate. Nata quasi "per gioco" da pochi anni, la squadra varesina porta avanti un disegno molto particolare, basato sulla formazione dei propri ragazzi non soltanto come atleti, ma anche e soprattutto come uomini, coscienziosamente attenti, rispettosamente vigili non solo sul piano individuale, ma anche nel Sociale. La curiosità di conoscerli era tanta, così siamo andati a trovare il loro Defensive Coordinator, Pasquale De Filippo, per farci raccontare un po' del G-Team e per capire come la formazione lombarda si prepara ad affrontare un torneo competitivo come il Cif9 2013:

Ciao Pas e benvenuto. Partiamo col parlare del vostro bel progetto. Per cosa sta la "G" di "G-Team"?…

Buongiorno a voi. L'idea fondare una società sportiva arriva molto più tardi della reale nascita della squadra. Don Giorgio Cremona, l'allora parroco di Cajello, frazione a nord di Gallarate dove il G-TEAM ha sede, incuriosito da questo strano sport mi chiese qualche dettaglio, al tempo ero coach presso i Seamen e tra le tante cose raccontai che già in passato il football, nella sua forma senza contatto detta Flag, passò negli oratori: negli anni ‘80 presso l'oratorio San Luigi di Busto Arsizio giocavo in una squadra, gli Eels, che sarebbe poi divenuta il bacino dei Frogs. Il parroco fu sempre più incuriosito e nel leggere il regolamento del Flag football si accorse che molti valori insiti in questa meravigliosa disciplina collimano perfettamente con gli insegnamenti che gli educatori cercano di trasmettere ai ragazzi dell'oratorio. Durante la Festa della famiglia un genitore lancia l'idea: organizzare una partita di flag genitori contro figli. Certo bell'idea, ma era necessaria una minima preparazione. Di lì a poco partirono quindi gli allenamenti e ciò che mi colpì fu vedere prima 7 poi 12 persone con età comprese tra i 10 e 50 anni allenarsi con intensità e impegno, per certi versi incomprensibilmente. Nevicava e le temperature erano molto rigide, ma quel gruppetto faticava e si sacrificava come per partecipare al Superbowl: in realtà li aspettava solo un piccolo incontro tra amici, in una domenica di metà dicembre, niente di più... Ma loro, padri e figli ci mettevano tutto! Non si poteva lasciar perdere quel seme buono che stava nascendo..Così in una riunione d'oratorio, fantasticando e raccontandosi come era andata quella giornata (per la cronaca vinsero gli anziani per 1 solo punto) l’attenzione venne portata sulle peculiarità di ciascuno e pensando a quel gruppo eterogeneo di personaggi qualcuno disse:"Sì, come quelli dell'A-Team... ma noi siamo di Gallarate, quindi G-TEAM!".



Quando è nata esattamente l'idea di formare la squadra?…

La società nasce il 28 ottobre 2011, esattamente un anno dopo l'idea del match genitori-figli. Oggi abbiamo 50 atleti tra flag e tackle, 10 coach e 32 persone nello staff organizzativo che prestano il proprio tempo con tanta passione. Provengono da Gallarate e dai comuni limitrofi (Besnate, Casorate, Sumirago, Jerago solo per citarne alcuni). Dovendo parlare di obiettivi credo di essere forse un po' deludente per molti: G-TEAM, per volontà dei fondatori e per sua natura non mira a grandi vittorie o a risultati eclatanti. Il football ha caratteristiche uniche: ha una grande capacità di aggregazione, permette a chi di solito viene isolato di trovare un gruppo dove essere apprezzato per i propri talenti anche se non eccelsi. Noi vogliamo questo, vogliamo che chiunque possa vivere quest'esperienza non solo sul piano sportivo bensì su quello della formazione personale, facendo venir fuori quanto di meglio alberga nei giovani. Potrebbe sembrare un elogio alla mediocrità, ma in realtà noi la vediamo più come un'opportunità di crescita personale: quanto investito non deve necessariamente corrispondere alla nascita di un grande giocatore di football, piuttosto deve esser rivolto alla formazione di un individuo che metta a frutto tutte le sue capacità, mettendosi al servizio dei propri compagni sostenendoli e supportandoli.

Skorpions, Blue Storms, Gorillas, G-Team…grande "densità" di Football in quel di Varese, eh?…come mai tutta questa concentrazione?…come spieghi tutto questo fermento?...

Gallarate e la provincia di Varese conoscono il football da molti anni, pertanto la diffusione è certamente più capillare che altrove. Non va dimenticato che i Frogs e gli Skorpions vincendo molto hanno dato risalto alle nostre città. In questi giorni ho sentito spesso parlare di "troppa concentrazione", argomentazioni imperniate sul rischio della troppa frammentazione dei giocatori. Non condivido queste osservazioni, una maggior densità può essere uno stimolo alla formazione: investire maggiormente sui piccoli affinché diventino giocatori esperti eviterebbe di continuare a rubacchiarsi atleti già capaci. Inoltre una maggior offerta costringe le società a rendersi più attraenti e competitive dal punto di vista delle opportunità.

Come è avvenuto il passaggio graduale dal Flag al takle?

Il passaggio è stato pressoché naturale: una volta imparato a giocare a flag c'è stata la volontà di vedere qualcosa in più. Alcuni atleti hanno lasciato le discipline agonistiche che frequentavano da anni per giocare a flag e successivamente a tackle.

C'è qualche giocatore, tra le vostre fila, con esperienze passate di rilievo?…qualche veterano che abbia avuto trascorsi in altre squadre e che possa guidare i più giovani?

Fin dalle origini decidemmo di partire da zero, formando ragazzi alle prime esperienze. Questa filosofia fu mantenuta anche per la formazione dei coach. Così quando giunse in oratorio il grande Marco Paganucci, s'innamorò del progetto e sposò anche lui questi presupposti.



Chi farà parte quindi del coaching staff? Chi si occuperà dei vari reparti? Da quale tipo di esperienze di allenamento provengono i vostri coach?

Marco Paganucci non necessita certamente di presentazioni, a lui ci siamo affidati quale Head coach. Il nostro offensive coordinator era Sergio Scoppetta che poi per esigenze personali è dovuto rientrare a Roma facendo sì che lo stesso Paganucci ricopra la sua mansione. Per lo special team l’Head coach si sta occupando della formazione di Stefano Gaiarsa, alle prime armi ma con molta passione. Oltre che dei fondamentali io mi occuperò della difesa. In questo lavoro saremo sostenuti dagli assistenti che a loro volta si occupano in maniera diretta del flag. Parliamo di Valter Zorzan (Off assist e Flag Senior Coach), Paolo Poggesi (Def assist e Flag Junior Coach) e Gianantonio Macchi (Head coach comparto Flag). Assistenti per il flag: Davide Betto e Marco Antoninom, che sono anche giocatori di tackle.

Come si svolgono i vostri allenamenti? In quale misura, in che percentuale, curate l'aspetto atletico, tecnico, teorico, etc?

Gli allenamenti si svolgono presso l'oratorio di Cajello, con due appuntamenti settimanali (martedì e venerdì) dalle 17.30 alle 19.30 per il flag football mentre dalle 19.30 alle 21.30 per il tackle. L'atletica trova la sua centralità ad inizio stagione per poi gradualmente ridursi ai primi minuti di ogni singolo allenamento. I nostri programmi sono suddivisi per capacità dell'atleta. I neofiti vengono seguiti per 24 allenamenti nel quale ricevono i fondamentali e si cerca di "rompere" le posizioni classiche per rendere automatici i movimenti che servono nel football. Coloro invece che già posseggono le nozioni base vengono gradualmente formati alla tecnica specifica di ruolo e si cerca di far sviluppare loro anche un po' di senso strategico che tornerà utile qualora volessero intraprendere l'esperienza di coach. Certamente una delle caratteristiche cui diamo maggior rilevanza è l'aspetto educativo che spazia dal rispetto verso gli altri al rispetto con se stessi, passando anche per l'alimentazione. Organizziamo sessioni teoriche che prendono spunto dalla pastorale diocesana e applichiamo quei valori sul campo. Nei periodi più freddi dell'anno ci ritroviamo nelle aule ed entriamo anche nella conoscenza delle regole del gioco.

Avete già disputato degli incontri con altri team? Avete già in programma qualche test-match pre-season?

I ragazzi del G-TEAM, seppur inseriti in una società sportiva da solo un anno, in realtà si cimentano in questo sport da almeno due. Per quanto riguarda il flag abbiamo incontrato 65ers, Seamen e Flames mentre per il tackle c'è stata una bella partita contro l'Academy gladiatori di Max Bertolani. Nel 2012 abbiamo partecipato al campionato LIFF. I risultati? Non eclatanti dal punto di vista del tabellone ma straordinari sull'aspetto della soddisfazione e della coesione dei ragazzi.

A che punto credi sia arrivato il vostro impianto di gioco? Quali indicazioni avete tratto da questi mesi di preparazione?…Siete pronti per affrontare un campionato nazionale interessante e con tante realtà pronte a darsi battaglia sul campo?

I giocatori del G-TEAM provengono da altre discipline agonistiche, pertanto sono consapevoli dell'impegno e della serietà che vanno messi in competizioni di carattere nazionale. Sono coesi e condividono molti momenti anche fuori dal campo. Tecnicamente sono preparati, sarà importante testare tutti questi fattori quando anche la componente della paura farà la sua comparsa. Il girone è molto interessante: ci sono i 65ers che incontrammo nel campionato LIFF, i Blitz con tutto il loro bagaglio di esperienza e tecnica e i Mastiffs che conosciamo poco.

Quali sono le vostre aspirazioni per il 2013? Dove può arrivare il G-Team?

G-TEAM mette al primo posto i ragazzi: la loro crescita, il loro sviluppo ed il loro carattere. G-TEAM si batterà con tutte le sue capacità e il premio finale che vogliamo ottenere non è necessariamente collegato al punteggio ed al Ranking.

Piccola curiosità. Che divisa indosserete? Esiste un motivo particolare per il quale è stata scelta questa colorazione delle uniformi?

L'ispirazione si è avuta dai Detroit Lions ma come spesso accade il risultato finale scosta poi molto dall'idea iniziale. Il logo, i colori sono sempre stati votati dai ragazzi su Facebook. Il nostro grafico Stefano Gaiarsa ha partorito outfit e marchio.

Quale sarà il vostro campo di gioco casalingo? è una struttura pronta ad ospitare i vostri fans?

Sin dagli inizi, partite ed allenamenti han sempre avuto la medesima location: il campo dell'oratorio di Cajello. Nel passaggio al tackle però si è dovuta affrontare la necessità di un impianto più grande, così in collaborazione con il Comune di Gallarate abbiamo trovato un campo a Madonna in Campagna, quartiere a sud di Gallarate, gestito dall'Arnatese Calcio che è stata disponibilissima fin dai primi approcci. Il campo è in erba, molto ampio e visibile ma privo di spalti anche se è presente molto spazio per curiosi e tifosi. Riguardo al movimento, sorridendo posso dire che i nostri più grandi fan sono proprio i genitori dei giocatori. Sono loro i primi divulgatori della squadra. Fin dalla nascita del progetto come dirigenza abbiamo voluto darne conoscenza alla diocesi ed in occasione del Natale dello sportivo 2011 abbiamo consegnato all’Arcivescovo Angelo Scola una lettera con la descrizione della nostra attività e dei nostri obiettivi. Abbiamo girato per i vari oratori del decanato di Gallarate organizzando partite ed “inviti alla prova” allo scopo di far conoscere questa splendida disciplina. A dicembre, in occasione della Giornata cittadina della riconoscenza, il Comune ha consegnato alla nostra atleta Marianna Tessera, partecipante con i colori della nazionale al mondiale di Flag a Goteborg, la benemerenza cittadina ricordando la nostra attività. Coltiviamo una stretta collaborazione con Natur-Art, una cooperativa che si occupa di attività sociali sul territorio e che ci ha reso partecipi di un progetto di riqualificazione di alcuni quartieri gallaratesi nell’ambito del coinvolgimento dei ragazzi con particolari esigenze. Insomma G-TEAM s’impegna anche in altri ambiti, non solo nello sport!

Quale sarà dunque la parola d'ordine quest'anno?

(Ride) Molto semplice... divertiamoci!



Qualche considerazione finale? Qualcosa che ti interessa evidenziare particolarmente per i nostri lettori?…inviti?…appuntamenti?…saluti?…

E' tutto molto strano, quando ci penso non ti nascondo che un po’ di emozione la provo. Fino a due anni fa nessuno di quei ragazzi conosceva la palla ovale, l’evoluzione interiore degli atleti è stata enorme. Oltre che essere prolisso spesso sono anche ripetitivo e giocatori ed allenatori sono ormai nauseati, ma non smetterò mai di dirlo: il football ha in sé grandi potenzialità che in realtà sono generate dalla forza interiore dei ragazzi stessi. Ci sono giovani contenti già solo di essere sul campo insieme: un ragazzo mette il suo corpo davanti all’avversario per proteggere un compagno che deve lanciare, il qb lancia sapendo che il ricevitore farà di tutto per prenderla, un difensore lotta affinché non sia vano l’avanzamento ottenuto dai suoi compagni dell’attacco, gli uomini di linea si scontrano contro altri che come loro escono la sera, in un altro paese, in un’altra località, aldilà di qualsiasi condizione meteo per allenarsi e per questo si stimano reciprocamente seppur in posizioni opposte. Tutti questi fattori generano rispetto, comprensione, unione, compassione, tutte note che Dio solo sa quanto mancano nella società di oggi. Sono idealista ed ingenuo ma quanto sono felice quando vedo i ragazzi contenti ed entusiasti anche solo di aver giocato insieme! Nei loro occhi vedi la gioia di chi si sente parte di un qualcosa di grande, e ti garantisco che per ogni grazie ricevuto da genitori ed atleti vedo materializzarsi un anello di un Superbowl al dito! Voglio salutare e ringraziare tutte le persone dello staff che sottraendo tempo proprio gestiscono la squadra come fosse il loro mestiere con professionalità e dedizione. L’appuntamento è per il 24 febbraio al campo di via Aleardo Aleardi a Gallarate per G-TEAM vs Mastiffs, un in bocca al lupo ad entrambe le compagini. Grazie a voi per la disponibilità.

Grazie a te per queste meravigliose parole, Pas. In bocca al lupo a te, i tuoi ragazzi e tutto il vostro staff. Alla prossima.


Ufficio Stampa Cif9.com

venerdì 15 febbraio 2013

USA CHALLENGE 2013: Domenica a Roma con il coach campione del mondo MEL TJEERDSMA

Secondo appuntamento con "USA Challenge 2013", il "combine camp" organizzato dalla Fidaf per valutare, indirizzare e consigliare gli atleti potenzialmente interessati al progetto "USA Experience", che si propone di aiutare i ragazzi italiani a vivere un'esperienza di studio e di football negli Stati Uniti. Dopo il successo di domenica a Milano, stavolta il teatro del camp sarà Roma. L'appuntamento è alle 9 presso il "Forty Love Sport Center", in via Fratelli Maristi 94.

Come accaduto a Milano, i giocatori saranno divisi in due categorie (College: classi ’89-’94 ed High School: classi ’95-’98) e poi avranno modo di cimentarsi in tutta una serie di "drills" e "skills". Si tratta di esercizi mirati a seconda del ruolo ricoperto dal singolo giocatore insieme ad altri test atletici, che verranno successivamente valutati da uno staff diretto dal coach americano Mel Tjeerdsma (allenatore della nazionale statunitense campione del Mondo in carica e uno dei coach più vincenti a livello universitario). Tra i coordinatori del camp ci sarà anche coach Bobby Bentley, head coach di Byrnes High School e nominato Nike coach of the year nel 2006, che dirigerà un allenamento speciale per "skill position players".



L'obiettivo del progetto è ridurre gli ostacoli al minimo per poter vivere un'esperienza di football negli Stati Uniti, che può andare dai 15 giorni a un intero anno accademico. E come accaduto a Milano, sarà proprio coach Tjeerdsma, che è anche ambasciatore AFCA (l'associazione di coach americani) a spiegare agli atleti e alle famiglie l'importanza di un'esperienza del genere. Ci sarà anche IMG Academy, società leader mondiale nella formazione dei giovani atleti, che presenterà la propria offerta. I video degli esercizi svolti dagli atleti e i risultati saranno pubblicati sul sito della Federazione e sulla pagina Facebook dedicata a "Usa Challenge 2013", e costituiranno un primo database nazionale da cui attingere informazioni.



Al camp di Milano erano rappresentate le società Blue Storms Gorla Minore, Cardinals Palermo, Cavaliers Castelfranco, Centurions Alessandria, Daemons Cernusco, Etruschi Livorno, Gorillas Varese, Lakers Lugano, Panthers Parma, Rhinos Milano, Seamen Milano, Titans Romagna e Thunders Trento. A Roma saranno presenti Angels Pesaro, Briganti Napoli, Cardinals Palermo, Chiefs Ravenna, Condor Grosseto, Crabs Pescara, Dolphins Ancona, Doves Bologna, Dragons Salento, Elephants Catania, Gladiatori Roma, Grizzlies Roma, Guelfi Firenze, Mad Bulls Barletta, Marines Lazio, Patriots Bari, Sharks Palermo, Steelers Terni e Warriors Bologna.

Luca Pelosi | Ufficio Stampa FIDAF

mercoledì 13 febbraio 2013

Gli arbitri italiani in huddle


Nel prossimo week end un centinaio di arbitri italiani si incontreranno a Verona per il Clinic Nazionale di Aggiornamento FIDAF CIA AIAFA.

A partire da venerdì 15, in collaborazione con la Commissione Tecnica AIAFA, le zebre assisteranno a presentazioni sui vari aspetti della tecnica dell’arbitraggio. La maggior parte del meeting verterà sui video delle loro prestazioni in campo durante la stagione e su video europei e USA con l’obiettivo di dare a tutti delle linee guida di giudizio condivise.

Sono previste sessioni separate per i vari ruoli, assieme a test in aula, mirati alla valutazione dei singoli componenti delle crew. Saranno presenti come guest clinician:

Giorgio Longhi, che non necessità di presentazioni, con un prestigioso curriculum di coach sia del Blue Team che di molte squadre italiane; il suo intervento verterà sulle dinamiche allenatori-arbitri e sul ruolo dei giocatori chiave nello sviluppo del gioco.

Gianluca Magnani, uno degli arbitri italiani di softball di spicco a livello mondiale. Ha arbitrato alle Olimpiadi di Pechino 2008 e ai Mondiali in Canada nel 2012. Parlerà dell’essere arbitro, di etica e di rapporto coi giocatori.

cia@fidaf.org

lunedì 11 febbraio 2013

E si torna a volare - La Preseason delle Aquile Ferrara

Ferrara, 11 Febbraio 2013 - Il Cif9 2011 li aveva visti protagonisti assoluti, con l'epilogo vittorioso di un torneo emozionante e combattuto. Anche la finale era stata specchio di un'annata avvincente, un 13 a 12 contro i Crusaders all'ultimo respiro e poi la giusta e coraggiosa decisione, giustificata da quanto di buono costruito fino a quel momento, di fare il salto di categoria e affrontare un Campionato competitivo come la serie A2. In Lenaf i ragazzi del presidente Luca Borra hanno stentato all'inizio, ma dopo aver preso confidenza coi meccanismi e con i ritmi di un torneo sportivamente e agonisticamente superiore, sull'onda dell'entusiasmo derivato dai primi successi ottenuti, non hanno affatto sfigurato e si son presi delle ottime soddisfazioni. Nonostante ciò, la scelta della società ferrarese è stata di fare un passo indietro e mettere in opera una sorta di ricostruzione, per rimanere a galla in un periodo di forte crisi (che coinvolge indistintamente moltissimi settori, figuriamoci quello del nostro sport che notoriamente non incontra il favore di un enorme interesse mediatico e di sponsor importanti) e per ricominciare dai giovani e dal loro entusiasmo. Di certo gli estensi rappresentano di diritto una delle candidate alla vittoria finale del Campionato 2013, ma avranno già una fortissima concorrenza sin dalle prime battute: Il girone di ferro in cui si ritrovano, infatti, metterà subito in chiaro sia lo stato di forma che le ambizioni degli uomini guidati da Matteo Mantovani. Raggiungiamo proprio il giovane headcoach delle Aquile per scambiare due chiacchiere a proposito della loro preseason:

Ciao Matteo e bentornato a te e alle Aquile Ferrara, dopo questo anno d'esperienza in Lenaf..come vanno le cose lì da voi?…e cosa vi ha portato alla scelta di fare questo "passo indietro" al Cif9?…

Ciao..le cose a Ferrara vanno piuttosto bene, grazie. Si respira aria di novità ed entusiasmo nonostante “l’auto-retrocessione”. La Società ha deciso di fare un passo indietro per ricominciare a costruire dalle fondamenta la squadra e ci sono ottime premesse. I giocatori, nonostante la decisione sofferta, hanno compreso e ora condividono gli obiettivi e la serietà del progetto di crescita, e gli allenamenti son già ripresi da un po'. Ci sono molte novità ma che ancora non mi sento di svelare… Nell’ottica di quanto detto, la parola d’ordine quest’anno per noi sarà “recruiting”...

Un anno in serie A2. Che periodo è stato per voi?…Come avete vissuto l'anno scorso il salto di categoria?…

E’ stato un anno difficoltoso all’inizio, ma che ci ha regalato molte soddisfazioni. Quasi tutti i nostri giocatori non avevano mai giocato football a 11 e si sono dovuti misurare con squadre d’esperienza, ben allenate e molto dotate fisicamente, ma è stata una questione di tempo. Le 3 vittorie consecutive finali ci hanno fatto capire che alla fine della stagione avevamo raggiunto il livello delle nostre avversarie.

Siete i Campioni del 2011 di questa categoria. Anche se la formazione è rinnovata, le ambizioni rimangono inalterate?

Chiaramente speriamo di spingerci fino alla vittoria finale, sarebbe ipocrita non ammetterlo. Non è questione di arroganza, ma se ci si fissa un limite tanto vale che sia il più alto possibile. Nessuno scende in campo per perdere...alla fine tutti, anche gli sfavoriti, pensano di poter vincere.

Assolutamente d'accordo… Dove concentrerete maggiormente la vostra attenzione in fase di preparazione?..quali gli obiettivi da focalizzare dal punto di vista tecnico?

Giocheremo un football più moderno, più veloce e spero più spettacolare ed efficace. Stiamo installando un nuovo sistema che assorbirà la maggior parte del tempo della preparazione. Cercheremo di migliorare in tutto ovviamente, partendo dai fondamentali.

La programmazione è fondamentale, come vi state muovendo a livello societario?

Da quest’anno abbiamo cercato di pianificare un programma triennale...


Qualche Test-match in programma in questa pre-season?

Abbiamo giocato contro i Chiefs di Ravenna prima di Natale, vorrei giocare una seconda amichevole, stiamo valutando la disponibilità di alcune squadre..

A proposito di disponibilità…il tuo, come quello di tutti i coach, è un ruolo che implica dedizione, sacrifici incessanti, continuità..dove trovi lo stimolo per andare avanti così?…e come è avvenuto il passaggio da player a coach?

E’ la passione che mi traina..ed io purtroppo e per fortuna non riesco quasi mai a disobbedirle. Smettere di giocare è stata una scelta obbligata, fosse per me indosserei ancora casco e pettorina. Allenare uno sport come il football americano non è cosa che si può improvvisare, occorre tempo dedizione e capacità organizzative, ma è decisamente divertente e stimolante. Il vantaggio rispetto a quando giocavo è che il lunedì mattina non ho male alle ossa.

Il 2011 vide un grande exploit di Matteo Ghironi. Ti aspetti qualche importante conferma tra i tuoi ragazzi quest'anno?…

Beh solo il campo può dare questa risposta non certo io..

Come gestite l'approccio dei ragazzi nuovi a questa disciplina?

I ragazzi che si avvicinano a questo sport non si allenano direttamente con la prima squadra. Vengono indirizzati alla nostra scuola di football dove gli allenatori insegnano loro i fondamentali dello sport. Solo quando questi li ritengono pronti vengono inseriti nel roster delle Aquile.

Che mi racconti invece a proposito dei Duchi, il vostro settore giovanile?

Stiamo allestendo le squadre giovani di flag. Il prossimo anno sarebbe nostra intenzione partecipare anche al campionato High School, quest’anno non è stato fatto in virtù proprio della riorganizzazione societaria.

Come va il progetto della squadra femminile di tackle football?

Prosegue con entusiasmo e anche una buona dose di cocciutaggine. Le ragazze sono parte importante della Società, il loro entusiasmo è contagioso e tutto l’ambiente ne guadagna.

In questi tempi si dibatte parecchio a proposito della suddivisione (e dei meccanismi) delle categorie in Italia. Football A 9, a 11, le varie fasce d'età, suddivisioni regionali, etc… Tu come la pensi?

Devo ammettere che mi trovi impreparato sull’argomento. Posso però esprimere 2 convinzioni. La prima: i campionati giovanili non dovrebbero mai andare oltre agli under 18-19. La seconda: vogliamo riorganizzare i campionati? Vediamo cosa fanno nelle nazioni dove il football cresce anno dopo anno ed è in salute. Prendiamo esempio da loro e vediamo se in Italia ci sono le premesse per fare le stesse cose, se ancora non ci sono, lavoriamo per crearle.

Dimmi a questo punto un pregio ed un difetto del Football in Italia…

Il pregio, l’ostinata cocciutaggine degli appassionati che ha permesso che questo sport sopravvivesse anche negli anni più bui del movimento. Il difetto, la litigiosità, i campanilismi, gli interessi di parte che sono una zavorra pesante per la crescita.

Quale team ti ha più impressionato la scorsa stagione in A2?

Mi limito alle squadre che abbiamo affrontato lo scorso anno: trovo che i Titans siano una squadra molto ben allenata e piacevole da vedere giocare, mentre i Grizzlies hanno una squadra giovane ed atletica con un potenziale enorme secondo me.

Chi vedi come favorito per quest'anno, sia in Lenaf che in Cif9?

Non sono molto bravo nelle previsioni..se proprio devo, azzardo Lions, Titans, Grizzlies e Barbari. Per il CIF9 direi Bills..

Ok, per terminare adesso...fai tu una domanda a coach Mantovani..

Domanda: è valsa la pena innamorarsi del football? Risposta: si.

Grazie mille Matteo..e alla prossima.


Ufficio Stampa Cif9.com

sabato 9 febbraio 2013

Dalla parte del toro - La Preseason dei Mad Bulls Barletta

Barletta, 9 Febbraio 2013 - Ai più assidui frequentatori della rete e dei social network in particolare non sarà certo sfuggita la massiccia opera mediatica attraverso la quale la Società dei Mad Bulls ha cominciato a far sapere a tutti i fans della palla lunga un piede sparsi su e giù per la nostra penisola che i tori pazzi son tornati e sono molto, molto agguerriti. Nati dalle ceneri dei Green Hawks e grazie alla infinita passione di alcuni importanti personaggi della storica franchigia tranese quali Manuel Marzocca e Mino Russo in prima linea, i barlettani saltano di nuovo in sella e si preparano a questa nuova avventura che li vedrà affrontare il Cif9 2013 carichi di importanti aspettative, prima fra tutte la possibilità di misurarsi con realtà ben più rodate e certamente competitive (il loro girone, ricordiamolo, è composto anche dai conterranei Dragons Salento, dai vice-campioni di Conference Patriots Bari e dai fortissimi Eagles Salerno). La città della disfida sarà dunque nuovamente teatro di interessanti confronti e di affascinanti duelli sportivi, che non faranno di certo mancare agli appassionati di football del meridione emozioni, divertimento e perché no, anche spettacolo. Come stanno vivendo gli scatenati tori guidati da Alessandro Grieco questa preseason? Spostiamo la nostra attenzione di fronte allo splendido Golfo di Manfredonia e chiediamolo proprio al disponibile e riflessivo headcoach dei pugliesi:

Ciao Alessandro e benvenuto. Subito due parole sul progetto "Mad Bulls". Innanzitutto l'esatta denominazione della squadra prevede l'utilizzo del nome della città di Barletta e non Trani, come si credeva inizialmente. Come mai?…

La sede ufficiale è Barletta per questioni amministrative e come disponibilità di campo, ma ora come in passato la A.S.D. MAD BULLS punta ad essere un riferimento per tutti coloro che nella provincia hanno interesse per il football, la diversa provenienza dei tesserati lo dimostra ampiamente..

Quando è nata l'idea di riformare il team dopo tutti questi anni?…

L'idea è nata e si è velocemente concretizzata durante la scorsa estate, sposando la passione di noi vecchi giocatori con la voglia di continuare l'esperienza in questo sport da parte dei ragazzi “ceneri” dei Green Hawks. Sono stati sufficienti un paio di incontri per prendere atto che vi erano basi sufficientemente solide per far partire il progetto. Gli allenamenti si svolgono a Barletta presso il campo sportivo L. Simeone il mercoledì e venerdì dalle ore 21. Come già accennato il nucleo maggiore dei ragazzi è barlettano ma vi è una larga fetta che proviene dalle città vicine (Trani, Andria, Bisceglie, Corato) più alcuni lodevoli volenterosi che si accollano il peso di lunghi spostamenti pur di essere dei nostri.

Quanti atleti conta il vostro roster?

E' motivo di orgoglio poter disporre di un nucleo di oltre 50 giocatori regolarmente attivi di cui gran parte under 21, particolare che rende auspicabile la partecipazione anche ai prossimi campionati giovanili, disponibilità economiche permettendo. Naturalmente la campagna di reclutamento è sempre in atto perciò siamo fiduciosi in un ulteriore incremento.

C'è qualche giocatore, tra le vostre fila, con esperienze passate di rilievo?…qualche veterano che abbia avuto trascorsi in altre squadre e che possa guidare i più giovani?

Due nomi su tutti, Lorenzo Diliso e Cosimo Antonacci, entrambi vecchie glorie dei Mad Bulls. Ma il richiamo del ritorno sui campi sta contagiando anche altri “over” che potrebbero dare il loro prezioso contributo a far crescere i più giovani.

Chi farà parte del coaching staff? Chi si occuperà dei vari reparti?

Ho il piacere di poter essere affiancato da Spencer Banks nella gestione tecnica e tattica dell'attacco, Cosimo Antonacci si occupa della difesa e Aurelio Tavella cura la preparazione fisica e la riabilitazione post infortuni. Ma è fondamentale il supporto dei vari ex non menzionati che mi permettono una organizzazione dell'allenamento con un occhio specifico sui vari reparti. A conti fatti nessuno del coaching staff ha un passato ufficiale con questo ruolo in altri team, ma è una sfida che ci spinge a lavorare con ancora maggiore coinvolgimento ed attenzione avendo tutti qualcosa da apprendere giorno per giorno. La conoscenza del football maturata in tanti anni da Spencer e Cosimo è di per sé una garanzia che le cose vengano fatte tramandando il meglio assorbito dalle loro precedenti esperienze. Per quanto mi riguarda cerco di essere il tramite per applicare la dottrina di Jack Campell, storico coach dei Mad Bulls, collaborazione di alto prestigio che purtroppo può concretizzarsi in campo solo occasionalmente, ma che ci ha permesso di impostare il gioco secondo le sue preziosissime direttive; l'augurio di noi tutti è che si possa vederlo a Barletta più spesso possibile, e magari in un futuro non troppo lontano ricoprire un incarico effettivo per alzare ulteriormente il livello tecnico. Inoltre il mio passato di arbitro mi da modo di tenere alla larga i ragazzi da ciò che esula i cosiddetti “football act” e di approfondire adeguatamente i dettagli del regolamento, opera che ritengo basilare per far comprendere lo spirito del gioco soprattutto fra i più giovani, ma che ho notato viene spesso trascurata. Saranno i risultati a confermare se stiamo lavorando bene con questo assetto.


Come si svolgono i vostri allenamenti? In quale misura, in che percentuale, curate l'aspetto atletico, tecnico, teorico, etc?

Per disponibilità di campo si tengono due allenamenti a settimana, dopo una prima fase di intensa preparazione atletica, oramai dedicati quasi esclusivamente alla tecnica. Una convenzione vantaggiosa con una palestra permette ai ragazzi di integrare con altre sedute settimanali di condizionamento fisico sempre sotto la nostra supervisione e occasionalmente organizziamo incontri teorici sia generali che di reparto. Penso che un impegno maggiore al momento non sia possibile, la passione per lo sport deve fare i conti con la vita quotidiana e per tutti, dirigenza coaches e giocatori, resta comunque una attività amatoriale.

Avete già disputato degli incontri con altri team? Avete già in programma altri test-match pre-season?

Il battesimo c'è stato a metà dicembre, un incontro amichevole con i Goblins Lanciano che ha dato la bella soddisfazione di inaugurare questo nuovo ciclo con una vittoria. Altri test match al momento non sono in programma.

A che punto credi sia arrivato il vostro impianto di gioco? Quali indicazioni avete tratto da questi mesi di preparazione?…Siete pronti per affrontare un campionato nazionale interessante e con tante realtà pronte a darsi battaglia sul campo?

La scarsa esperienza dei ragazzi non ci permette di spingerci molto avanti con le elaborazioni tattiche, cerchiamo di curare il più possibile i fondamentali di base e limitarci a poche cose fatte bene per plasmare i giocatori del futuro. La risposta comunque è stata positiva, l'incontro disputato ha dato importanti indicazioni sul lavoro svolto fino ad ora e su come proseguire nella preparazione. Il campionato si avvicina rapidamente, l'ossatura di base della squadra c'è e da sufficienti garanzie per affrontare l'impegno dignitosamente, consapevoli che occorrono anni e anni per costruire da zero un collettivo che possa ambire ad alti traguardi. Il girone in cui siamo inseriti è di tutto rispetto, ci attendono squadre organizzate e in attività da tanti anni; sarà un duro banco di prova ma è uno stimolo ancora maggiore per dimostrare soprattutto a noi stessi l'effettiva potenzialità che per ora possiamo solo ipotizzare.

L'anno scorso, come spero saprai, molte new-entries hanno fatto talmente bene da arrivare a scalare il ranking ed occupare delle posizioni di assoluto rispetto. Aft Grosseto, Terni Football e Skorpions Varese giusto per citarne qualcuna. Quali sono, alla luce di questa premessa, le vostre aspirazioni per il 2013? Dove possono arrivare i Mad Bulls?

I Mad Bulls non si pongono limiti, naturalmente perdere non piace a nessuno e noi non facciamo eccezione. E' il primo campionato, prima esperienza come società e coaching staff, impossibile al momento per chiunque stabilire a priori obiettivi e aspirazioni. Affronteremo ogni partita con umiltà e determinazione facendo tesoro di quanto faremo vedere sul campo, cercando di migliorare ogni aspetto e soprattutto divertirci e far divertire il nostro pubblico. Se poi i risultati dovessero essere superiori alle più rosee previsioni allora...l'appetito vien mangiando.

Piccola curiosità. Che divisa indosserete? Esiste un motivo particolare per il quale è stata scelta questa colorazione delle uniformi?

La maglia per il campionato sarà rossa con inserti bianchi e casco anche bianco, fedele allo stemma tradizionale barlettano, mentre i pantaloni sono neri, richiamo al colore dei Mad Bulls anni '90.

Quale sarà il vostro campo di gioco casalingo? E' una struttura pronta ad ospitare i vostri fans? Che seguito si sta riuscendo a creare attorno al vostro team?

Il campo di gioco, salvo sorprese dell'ultima ora, sarà lo stesso dove si tengono gli allenamenti, il Lello Simeone di Barletta. A colpo d'occhio si è potuto constatare durante l'incontro recentemente disputato che il pubblico meriterebbe una struttura decisamente migliore. Ai quasi quattrocento spettatori stimati in quella occasione se ne sarebbero aggiunti parecchi in più se non avessero desistito per l'impossibilità logistica di vedere comodamente il terreno di gioco data la ridotta capienza della tribuna. Speriamo che il futuro ci possa riservare una sistemazione più consona, una attenzione dei sostenitori sportivi della zona è evidente e anche in passato gli incontri hanno sempre avuto una calorosa cornice di pubblico, dispiace perdere in questo modo potenziali appassionati attratti magari solo per curiosità vanificando l'importante lavoro di comunicazione svolto dalla società.

Qualche considerazione finale? Qualcosa che ti interessa evidenziare particolarmente per i nostri lettori?…inviti?…appuntamenti?…saluti?…

Innanzi tutto ringrazio voi per la possibilità offerta di presentare ai lettori il nostro team. Un doveroso e sentito ringraziamento, a titolo personale ma certamente condiviso da tutti i componenti della squadra, va alla dirigenza e in primis al Presidente Manuel Marzocca ed il Vice Presidente Mino Russo che senza le loro “folli” iniziative e il gravoso lavoro oscuro che c'è dietro le quinte saremmo tutti ben lontani da poter calcare i campi di gioco. La disponibilità di coach Campbell nel guidare dall'alto il lavoro, legata esclusivamente all'affetto e al legame ai nostri colori e ai suoi ex giocatori, merita altresì tutta la nostra considerazione. I Mad Bulls sono tornati e per noi tutti è già un grande risultato e motivo di soddisfazione; l'obiettivo primario è onorare il prossimo campionato attirando una buona cornice di pubblico. Il passo successivo è consolidare la struttura societaria per guardare serenamente al futuro e concretizzare altre iniziative in cantiere per promuovere ulteriormente la nostra dura ma gratificante disciplina. L'augurio è che le amministrazioni locali ed eventuali finanziatori prendano atto degli sforzi fino ad ora compiuti fornendoci spazi e risorse per andare avanti sempre meglio nello sviluppo dei nostri progetti tesi ad offrire una valida alternativa sportiva e sociale per i più giovani. Go Mad Bulls!

Grazie mille Alessandro. Un enorme in bocca al lupo ai tuoi Mad Bulls e….alla prossima.


Ufficio Stampa Cif9.com

venerdì 8 febbraio 2013

I protagonisti dietro l'obiettivo - Graziella Roberto

Messina, 8 Febbraio 2013 - Anche questa volta lasciamo da parte giocatori e coach, per occuparci di chi dietro le quinte ci racconta con i suoi scatti le partite e i momenti vissuti dai Caribdes ormai già da qualche anno. Abbiamo intervistato Graziella Roberto e ci siamo fatti raccontare da lei come vive questa esperienza con la società messinese e tanto altro.

Ciao Graziella e benvenuta. Prima domanda: come nasce la tua passione per la fotografia?

Ciao, beh che dire...è una passione che ho sviluppato nel tempo, di famiglia principalmente, in quanto mio nonno era un operatore video e fotografico e sono cresciuta in mezzo a roba vecchia: Polaroid, Zenit. Poi adesso studio Grafica Pubblicitaria e Fotografia, insomma, non si finisce mai.

Meglio una foto impeccabile o uno scatto forte e toccante?

Anche se in realtà sono qualità che dovrebbero un po’ trovarsi in tutti i generi, dipende anche un po' dal tipo di foto che vogliamo ottenere. Due esempi possono essere, per la tecnicamente impeccabile, una foto di Still Life oppure, per l’emotivamente toccante, sceglierei decisamente la street photography..

Nel football quale categoria di foto serve?

Diciamo che ci vuole un bel mix di entrambe le cose.

Quando hai cominciato a seguire i Caribdes?

Dal 2010..da quando sono nati, grazie a Claudio “Goz” Gorzegno che insisteva perché venissi a vedere gli allenamenti e alla fine mi ha convinto. Dopo qualche allenamento ho cominciato a portare la macchina fotografica. Mi è piaciuto e ho cominciato a sperimentare, dopodiché sono rimasta e non me ne sono più andata.

Trovi che ogni tanto sia anche un po' rischioso fare su e giù per la sideline?

Ah certo. Nelle prime partite magari avevo paura che mi arrivassero addosso, o anche agli allenamenti. Vederli arrivare attraverso l'obiettivo era quasi traumatizzante le prime volte, ma credo che sia una paura comune all’inizio.


Come ti trovi con i Caribdes?

Con la società mi trovo bene, tanto che non solo facevo le foto, ma poi ho cominciato a giocare anche a flag-football. C’è un ambiente molto familiare, di tanto in tanto si esce insieme, ci si vede a casa del coach e si guardano le partite, alla fine è sempre piacevole passare il tempo libero con loro.

Dopo tanti anni allora…adesso ne capisci di Football...

Si, ormai si. All’inizio non capivo un tubo, guardavo le partite di NFL e non vedevo nemmeno la palla, poi col tempo e qualche spiegazione in più ci ho preso la mano, cosa che mi è risultata utile per lavorare ai loro scatti, infatti credo di poter dire dopo la mia esperienza che per fare delle foto ad una squadra di football, un minimo, il gioco bisogna conoscerlo. E’ molto utile anche partecipare agli allenamenti della squadra, così si impara a conoscerla e così a prevedere le loro azioni.

Il momento più emozionante vissuto con loro sul campo e non?

Non so, è difficile, visto che di momenti con loro ce ne sono stati parecchi, forse potrei menzionare la prima partita del loro primo campionato. Eravamo tutti incuriositi e non sapevamo che fare. Io per prima, anche perché non era come in allenamento, c’erano molte più regole da seguire e cose a cui fare attenzione. L’aria era tesa, ma è stato decisamente un giorno emozionante e da ricordare.

Ti va di descriverci la foto più bella che ti sia capitata di scattare per il Football?

Beh, ne ho fatte tante, mi è un po’ difficile scegliere, ma tra le tante quella che mi viene in mente al momento è una in cui ci sono i Caribdes che vanno incontro ad una nuvola grigia: i Caribdes contro la tempesta.

Quali sono le caratteristiche bisogna avere per fotografare uno sport?

Una buona conoscenza dello sport che si va a fotografare prima di tutto, poi naturalmente anche un minimo di tecnica fotografica, giusto per scegliere i giusti tempi di ripresa, valori iso ed apertura del diaframma.

Lo fai per pura passione e spirito di sacrificio?

Anche se i miei obiettivi nella vita sono altri, perché studio grafica pubblicitaria, fotografare loro lo faccio decisamente per passione, mi fa piacere stare con loro e vederli giocare perché ormai questo sport, a prescindere dalla fotografia, mi piace. E’ bello guardarli giocare, dal placcaggio, al passaggio, alla corsa, all’organizzazione, ai discorsi del coach pre-partita. Spero di continuare a seguirli per tanto altro tempo.


Ti è mai capitato di dare un consiglio a qualcuno durante una partita?

No, no, di solito sto in disparte durante la partita perché ognuno fa solo il proprio compito…Forse poi…a fine partita magari, quando stiamo per tornare a casa…

Cosa ha il football che le altre discipline non hanno?

Non penso ci siano differenze con altri sport tranne che per le regole ovviamente, in tutti c’è spirito di sacrificio, compagni di squadra che si vogliono bene, coach attenti a seguirli.

Hai una routine o un rito prima di “affrontare” ogni partita?

Vale andare a cercare ai giocatori per un cappellino della squadra, in quanto lo dimentico sempre?

Certo che vale…. Cosa ti piace fotografare oltre il football?

La street photography, i ritratti. Mi piace fotografare molto le persone, organizzandoci anche sul momento. Mentre la paesaggistica e lo still life non li sento per niente miei. Poi la fotografia la uso principalmente per riutilizzarla nei progetti grafici o pubblicità che realizzo o che potrei in futuro realizzare, cioè in genere fotografo qualcosa quando credo che possa servirmi, non solo perché piace.

Quali consigli diamo a chi comincia a fotografare questo sport?

Di appassionarsi, perché se non ci si appassiona e lo sport non incuriosisce più di tanto, forse è meglio lasciar perdere, in quanto le partite hanno una durata abbastanza lunga, e bisogna armarsi di pazienza ed attenzione ancora prima di prendere l’obiettivo.

Precauzioni e accorgimenti da rispettare su un football field?

Regola numero uno: Non bisogna disturbare nessuno… e non solo i ref, ma nessuno proprio, bisogna essere quasi "invisibili". Poi assolutamente non entrare all’interno del campo. In tutto ciò bisogna trovare anche un posto strategico da dove le foto vengano bene e non trovare sorprese, e per sorprese intendo intendo elementi di disturbo nell’inquadratura.

Cosa cambia al cambiare della location?

Nulla in genere, i campi sono tutti uguali, sia che giochiamo in casa o fuori. L’unico “problema” rilevante è il clima, il giorno e la notte, è col cambiare di essi che tutto cambia. L’ideale è decisamente una giornata soleggiata, ma non è sempre così in quanto capita spesso che le partite si giochino anche in serale con le luci da stadio.

Come si coglie l’attimo?

Prestando attenzione al gioco, anche se ci vuole in realtà un po’ di fortuna.

Ti è mai capitato di assistere ad un episodio divertente o curioso?

Uno c’è ma..accaduto in allenamento. Praticamente io realizzavo un video mentre facevano dei passaggi tra loro, ad un certo punto “Kinder” passa davanti a “Goz” e gli prende la palla, si gira mentre corre e si vede Goz e il “Falco” dietro che lo rincorrono, urla spaventato e comincia a scappare. E’ bello perché Goz lo guarda malissimo e lui caccia un urlo quasi da donna. E’ stato divertente al momento ed anche a riguardarlo dopo...  > ecco il link al video.

Bene penso che possiamo chiudere qui con questo video davvero esilarante. E’ stato un vero piacere, se vuoi puoi lasciarci con una dedica o un messaggio per qualcuno.

Ne approfitto per ringraziare la squadra, il Coach e il Presidente che riescono a tenere tutto insieme e Claudio Gorzegno per avermi convinto a vedere i primi allenamenti.


Simone Milioti [US Caribdes] per Cif9.com

Cento di questi Storms! | Il 5° compleanno dei gialloblù pisani

Pisa, 8 Febbraio 2013 - Più volte su queste pagine ci è già capitato di tessere le lodi della società toscana degli Storms, per quanto fatto dentro e fuori dal terreno di gioco. Questa però è un'occasione particolarmente speciale e cara al team pisano. In questi giorni festeggiano il loro quinto compleanno e noi non ci siamo fatti sfuggire l'occasione di celebrare questa ricorrenza proprio in loro compagnia. Chi sarà il nostro Marty McFly in questo viaggio indietro nel tempo? Naturalmente il fondatore degli Storms, Lorenzo Giannecchini. Godetevi l'intervista:

Ciao Lorenzo e benvenuto. E' proprio il caso di dire: tanti auguri a voi! Buon Compleanno a tutta la famiglia Storms innanzitutto. Dunque, cominciamo proprio dal principio. Era il settembre del 2007 quando l'audace idea di portare il Football a Pisa ti è balenata in testa… dico bene?…ti va di raccontarci come sono andate le cose?

Ciao a tutti e innanzitutto grazie mille per l’opportunità che mi date, sarà un piacere raccontare come è nata questa idea. Dunque, la passione per il football americano è nata in me quando ero poco più che bambino, mio zio all’epoca si doveva recare spesso in America per lavoro e quando tornava mi portava sempre dei gadget delle squadre di football delle città in cui andava, vuoi i Bears di Chicago, vuoi i Patriots del New England, vuoi i Cowboys di Dallas, tutte squadre alle quali sono molto affezionato, in particolar modo ai Cowboys. La curiosità di provare il gioco del football cresceva in me ogni anno sempre più ed avevo il forte desiderio di realizzare un sogno: poter creare una squadra di football nella mia città; sentivo che era arrivato il momento. La prima struttura a cui pensai fu il Centro Universitario Sportivo, centro di rilevante importanza sportiva in toscana, all’inizio nessuno dei dirigenti Cus era favorevole all’apertura di un corso di football americano, disciplina mai vista prima di allora, ma tra mille difficoltà riuscii a trovare 15 ragazzi disposti a iniziare ad allenarsi. Trovata la struttura e i ragazzi rimaneva un problema molto importante: trovare gli allenatori. Ricordo che sentii anche alla vicina base militare americana (Camp Derby) se vi fosse qualche ex giocatore disposto ad allenarci ma non ottenni risposta positiva. Cercai su internet le squadre nelle vicinanze e la prima che vidi furono i Red Jackets Sarzana, contattai Enrico Bertorello, l’allora presidente, che mi disse che anni addietro a Livorno esisteva una realtà, gli Etruschi, e mi disse di contattare i fratelli Matteo e Andrea Dinelli. Contattai Matteo gli chiesi se qualcuno di loro fosse disposto a venire a Pisa per allenare un gruppo di pazzi che voleva giocare a football. La risposta fu positiva e il 5 febbraio del 2008, ormai 5 anni fa, i primi Storms “sperimentali” iniziarono la loro avventura nel magico mondo del football americano guidati dai Coach Antonio Mertoli, Paolo Campora e Marino Gragnani, che saluto con tanto affetto insieme agli altri ragazzi di Livorno che ci hanno formato e che hanno giocato insieme a noi. Anno dopo anno l’impegno e la passione sono cresciuti in maniera esponenziale, attrezzature, sempre più ragazzi appassionati sul campo e via dicendo. A inizio 2010, il 31 gennaio per la precisione, è arrivata anche la prima vittoria in occasione del I° Tuscany Bowl a Firenze, dove abbiamo battuto i Guelfi 16-0; in precedenza avevamo già giocato due amichevoli: la prima della storia il 15 novembre 2009 contro i Wolfpack La Spezia e la seconda il 5 dicembre contro I Drunken Irishmen di Massa, entrambe partite perse anche se ne conservo un bellissimo ricordo. Subito dopo disputammo il nostro primo campionato 9men classificandoci terzi su sei squadre nel girone, non male per essere all’esordio. A fine 2010 a seguito di un infortunio e per diversi altri motivi decisi a di smettere di giocare (l’attrezzatura però non l’ho mai venduta e mai la venderò, è lì pronta nell’armadio…) e di dimettermi da responsabile incaricando un’altra persona al posto mio, Alessandro Toni (grande appassionato e pozzo di scienza del football giocato italiano) di seguire la squadra. Adesso abbiamo una solida dirigenza e un solido coaching staff, e per questo ringrazio molto i ragazzi ex “Rivers Pontedera” senza i quali molti dei traguardi raggiunti non sarebbero stati nemmeno pensabili.

Il Football è anche stile di vita, cultura e principi. Credi che una città come Pisa sia stata subito pronta ad accoglierlo con la giusta predisposizione?

Quando andavo a giro e parlavo di football americano le persone storcevano il naso incuriosite, spesso mi guardavano quasi come un “alieno”. Pisa non aveva mai avuto una realtà salvo i Rivers Pontedera, nell’hinterland pisano, quindi devo dire che c’è voluto un bel po’ prima che la città e le istituzioni - che avevano sempre avuto a che fare con il calcio e altri sport - guardassero con accogliente speranza al football americano e ai suoi solidi principi.

La stretta collaborazione con l'Università ha certamente portato ottimi frutti all'inizio, per lo meno fino a quando non siete diventati una realtà a sé stante…non credi?

Credo pienamente; purtroppo però molti dei nostri ragazzi non vedevano di buon occhio la stretta collaborazione con il C.U.S. io invece si, e vorrei sottolineare ancora una volta che, nonostante i vari screzi, se non fosse stato per l’Università che ci ha dato fiducia e attrezzature (un bel campo in sintetico, un contributo economico, prima muta di maglie blu, ecc…) molti traguardi non sarebbero mai stati raggiunti.


Fra tutte le collaborazioni che avete col tempo instaurato (Etruschi, Rivers, etc…) quale ritieni sia stata la più importante e la più proficua? E quali i personaggi più determinanti ed influenti tra coach e assistant in questi anni?

La collaborazione con gli Etruschi Livorno è stata senza dubbio la più importante e proficua di tutte, è grazie a loro se siamo diventati una squadra di football poiché loro hanno posto le basi per diventarlo, e per questo noi Storms della vecchia guardia saremo loro sempre grati; per quanto riguarda quella con i ragazzi dei Rivers io non la definirei “collaborazione” ma qualcosa di molto più; grazie a loro ci siamo perfezionati, abbiamo cementato il nostro legame e abbiamo raggiunto il traguardo sportivo più importante mai ottenuto prima d’ora, i Playoff, tant’è che oggi se parliamo di Rivers e di Storms parliamo di una cosa unica.

Le cose belle non si ottengono mai subito e facilmente…ed ogni successo si costruisce tassello per tassello…Che tipo di "mosaico" state componendo?…e quale credi sia stata la difficoltà più importante attraverso la quale siete passati?..quale l'ostacolo più duro da sormontare?

Hai perfettamente ragione, difficoltà ce ne sono state diverse, uno dei momenti più difficoltosi è stato il delicato momento di transizione dopo le mie dimissioni e la costituzione di una nuova dirigenza a capo di Toni e, nello stesso periodo, del passaggio di testimone tra coaching staff Etruschi a coaching staff Rivers, momento nel quale, dal punto di vista tecnico, è stato fondamentale l’aiuto di coach Marco Fornero Monia (che ha militato nei Condor Grosseto e in altre squadre). Altro momento delicato è stato quando all’inizio della scorsa estate la dirigenza ha deciso di uscire dal C.U.S. e di formare una società a sé.

Com'è nato il nome "Storms"? Chi lo ha scelto? Se non vi foste chiamati Storms..come vi sareste chiamati, quali erano gli altri nomi "papabili"?

E’ una parentesi carina quella del nostro nome, l’abbiamo scelto una sera dopo cena in pizzeria a inizio 2009. In quel periodo eravamo ancora in fase di rodaggio e iniziavamo a ottenere risultati soddisfacenti agli allenamenti, mancava però un nome! Furono proposti vari nomi: “Towers” per la torre, “Ghibellini” (che bello sarebbe stato il derby Guelfi-Ghibellini!) e Storms. Le intemperie che caratterizzano Pisa in inverno, sotto le quali ci allenavamo, fecero sì che fosse quest’ultimo ad essere scelto. Il logo venne disegnato in seguito e rappresenta il pugno di Giove cha scaglia un fulmine e sullo sfondo un tornado visto dall’alto che forma la lettera “S”. Per la scelta grafica del fulmine ci siamo ispirati al logo della Brigata Paracadutisti “Folgore” la cui caserma è accanto al nostro campo. Ricordo con soddisfazione che alcuni amici emiliani una volta visti loghi e colori ci hanno definito “i Chargers della Toscana” solo, ovviamente, dal punto di vista estetico eheheh….


Per "festeggiare" questo compleanno, non a caso ovviamente, avete incontrato i Neptunes. E' cominciata proprio contro i blues bolognesi la vostra avventura agonistica qualche anno addietro…Cosa è cambiato sostanzialmente rispetto agli esordi? Chi sono gli Storms oggi? Dove possono arrivare? Quali sono gli obiettivi a medio e lungo termine?

Esatto, domenica 27 abbiamo ospitato i Neptunes, la squadra bolognese che abbiamo incontrato al nostro esordio nel campionato 9men 2010, rispetto ad allora molte cose sono cambiate, il coaching staff prima di tutto, poi ovviamente l’esperienza dei ragazzi e il livello di preparazione fisica e tecnica; gli obiettivi degli Storms quest’anno guardano in alto anche se ci aspetta un campionato molto difficile.

Come mai nel 2010 lasciasti la guida del team? Come giudichi la condotta di chi successivamente ti ha sostituito al timone della squadra?

Il 2010 è stato molto turbolento e di grandi cambiamenti per me; L’infortunio alla spalla mi limitava tantissimo sia nel il lanciare che nel bloccare (ho giocato QB e TE) poi sentivo ormai che il mio compito era concluso e il team bene avviato, quindi, dopo lunghe settimane di riflessione, ho preso la decisione di lasciare ad altri il timone, anche se comunque continuo ad aiutare i ragazzi. La condotta di chi mi ha sostituito all’inizio è stata alquanto… caotica ma poi tutto si è assestato; la voglia di ritornare a giocare c’è più di quanto immagini, ma adesso ho un altro grande sogno nel cassetto da realizzare..

Che ricordo hai della vostra partita di esordio?

La vera partita di esordio è stata secondo me l’amichevole contro i Drunken Irishmen di Massa del 5 dicembre 2009, prima di allora avevamo incontrato i Wolfpack La Spezia per uno scrimmage senza special teams, che fu più una “prova generale”; quella contro Massa fu la nostra prima vera partita: campo segnato per la prima volta, pali per i calci e, appunto, special teams. Ricordo benissimo il pre-partita negli spogliatoi: eravamo tutti tesissimi, non parlammo molto tra noi, ci guardavamo negli occhi e sentivamo che finalmente il momento era arrivato, c’era chi entrava e usciva dal bagno continuamente, chi si metteva il tape nervosamente e quasi tutti poi ci siamo messi il nero sotto gli occhi. Io ero molto teso, uscii dagli spogliatoi e iniziai a scaldarmi con l’Ipod nelle orecchie e Celebration di Madonna; dopo il kick off e il ritorno presi lo schema, entrai in campo e dopo l’huddle e un bel respirone iniziammo.

Quanto è stata importante per la vostra società (sempre nel 2010) la nascita del team giovanile, gli agguerriti Bolts?

La nascita dei Bolts è stata un traguardo di fondamentale importanza, basti considerare che è nei Bolts che vengono formati i futuri Storms.


Qual è stato il segreto per poter, da solo, creare una squadra in una città priva prima di allora di una squadra di football?

Ok faccio il filosofo…scherzo! Seriamente parlando il segreto è la forte determinazione e la costanza che ti danno la forza di andare avanti nonostante le difficoltà; e anche soprattutto la fedeltà, la fedeltà di inseguire sempre i propri sogni anche se noi stessi rimaniamo gli unici a crederci, anche quando ormai tutto sembra finito; perché se si rinuncia a un sogno in partenza solo per paura di fallire, sicuramente non si vincerà mai.

E' già trascorso un lustro da quella fredda serata del 2008 in cui una scintilla ha acceso la passione per questo sport con i colori del vostro team…come e dove vedi gli Storms fra altri 5 anni? (E' concesso sognare, ovviamente…)

Il 5 febbraio 2008, che bei ricordi! in questi lunghi 5 anni molti sono stati i ragazzi che hanno vestito i colori giallo-blu; alcuni avevano già militato in altre squadre come i Longhorns Grosseto, i Drunken Irishmen di Massa, gli Achei Crotone, i Guelfi Firenze; poi c’è chi adesso è a fare l’Erasmus, chi è partito militare, eccetera… e sono convinto che queste persone portano con affetto il ricordo dei tempi passati a giocare insieme; dove vedrei gli Storms tra 5 anni? A giocare (e perché no, vincere) il Superbowl IFL. In ogni caso un mega abbraccio a tutti (e tutte) coloro che quotidianamente sacrificano il loro tempo libero mettendo sempre sincera passione in tutto quel che fanno per tenere alto il nome degli Storms Pisa e, più in generale, a tutti coloro che impiegano corpo e mente per diffondere in Italia il nostro meraviglioso sport.

Grazie mille, Lorenzo. Ancora auguri e…cento di questi Storms!

Ufficio Stampa Cif9.com

Usa Experience 2013 al via

COACH TJEERDSMA, ALLENATORE DELLA NAZIONALE DEGLI STATI UNITI CAMPIONE DEL MONDO, VALUTERA' I GIOVANI GIOCATORI ITALIANI A MILANO

USA Experience 2013 al via. Il progetto della Fidaf per la formazione di giocatori e allenatori comincia domenica 10 febbraio con il "Combines Camp" di Milano, località Gorgonzola, campo di Via Toscana. Lo scopo è quello di valutare il valore tecnico e atletico dei giocatori per poterli poi indirizzare verso realtà americane adeguate al loro livello dove poter seguire un percorso tecnico e di studi, sia nelle high school sia nei college. I camp sono aperti a tutti gli atleti tesserati che rientrano nelle classi di età 1998-1989 (suddivisi nelle categorie High School: 1998-1995, College: 1994-1989). Dopo quello di Milano, ce ne sarà un altro a Roma il 17 febbraio. L'obiettivo è ridurre gli ostacoli al minimo per poter vivere un'esperienza di football negli Stati Uniti, che può andare dai 15 giorni a un intero anno accademico.

A dirigere il lavoro di selezione sarà coach Mel Tjeerdsma, che è stato il coach della nazionale statunitense vincitrice degli ultimi campionati del mondo e che è una vera e propria leggenda a livello College, essendo l'allenatore più vincente nella storia della Division II. Il camp è aperto anche agli allenatori e nel pomeriggio coach Tjeersdma, ambasciatore AFCA (l'associazione di coach americani), spiegherà ai coach come fare per trascorrere un periodo negli Stati Uniti in qualità di osservatore-ospite. Coach Tjeersdma sarà coadiuvato in campo dagli allenatori del Blue team Senior e Junior.

Gli atleti sosterranno prove di velocità, agilità, "position Skills" e sarano consigliati su come poter migliorare. A loro saranno poi presentate tutte le informazioni utili per partecipare al programma Usa Experience 2013. Ci sarà anche IMG Academy, società leader mondiale nella formazione dei giovani atleti, che presenterà la propria offerta. I video degli esercizi svolti dagli atleti e i risultati saranno pubblicati sul sito della Federazione e sulla pagina Facebook degli eventi, e costituiranno un primo, importante database nazionale da cui attingere informazioni.

Grazie a USA Experience alcuni ragazzi sono già riusciti a vivere un'esperienza di studio e di football negli Stati Uniti. Uno di loro, Denis Morlini, che ha vissuto un periodo a Citrus College in California, racconta: "E' stata un'esperienza ardua ma molto istruttiva dal punto di vista umano, scolastico e sportivo. La giornata tipo prevedeva sveglia alle 6.30, una corsetta e colazione. Poi 4 ore e mezza di lezione, pausa pranzo e un briefing con la difesa fino alle 15.30 in cui si analizzavano gli aspetti emersi durante l'allenamento del giorno prima. Infine l'allenamento vero e proprio sul campo. E' stata dura, a volte ho anche pensato di mollare, ma ho annegato i miei dispiaceri nel football e ne sono uscito più forte. Dei giocatori americani mi ha colpito il fatto che, al di là della loro stazza, hanno un grande impatto e sono più veloci e più tecnici. Ora mi sento migliorato nella tecnica, nella lettura delle situazioni di gioco e nei tempi di reazione. Consiglio a tutti i giovani italiani un'esperienza del genere, che è altamente istruttiva".

Luca Pelosi | Ufficio Stampa FIDAF

domenica 3 febbraio 2013

Cuore e acciaio | La Preseason dei Terni Football

Terni, 3 Febbraio 2013 - A dispetto dell'ineluttabile dato di fatto che a sud dell'Umbria il mare non esiste, c'è un po' di maretta nella città dell'acciaio. Eppure l'anno scorso questa "isola felice" era riuscita nell'impresa di disputare una splendida stagione, raggiungendo [nonostante fosse solo all'esordio nella categoria] importanti traguardi e soddisfacenti risultati, apprezzati da tanti addetti ai lavori. Cosa ha contribuito allora ad agitare le acque? Qual è l'origine di questo presunto malcontento e di questo nervosismo, che stanno offuscando la serenità della preparazione dei giallo-neri ternani? Le cause e le ragioni vanno ricercate tra le scelte che la società umbra ha messo in opera all'inizio del nuovo anno sportivo, decisioni che hanno inevitabilmente condizionato molti equilibri e che hanno finito per "costringere" gli ex atleti della compagine guidata da Bill Sytsma a riorganizzarsi autonomamente per potersi iscrivere al Cif9 2013. Quale atmosfera si respira allora nella Manchester italiana? Non è di certo compito nostro giudicare certe prese di posizione e determinati atteggiamenti, ma di sicuro avvertiamo il bisogno di approfondire la conoscenza dei fatti. Quello che comunque non stupisce di questo "Steelers-gate" è come la perseveranza, la passione e la forza di volontà di un gruppo di ragazzi innamorati di questo sport siano state fondamentali al fine di superare ogni ostacolo e riuscire ad essere parte del prossimo Campionato. Nessuno meglio di Giorgio Fringuelli, qb in campo e dirigente fuori dal terreno di gioco, è in grado di schiarirci le idee:

Ciao Giorgio e bentornato. Sappiamo che c'è stata un po' d'aria di tempesta dalle vostre parti…te la senti di spiegarci i motivi di tutti questi…"disguidi"?…

Purtroppo fino a qualche settimana fa non avrei saputo dirvi altro se non che a Terni ci sono 40 ragazzi che si allenano per partecipare al campionato Cif9. Questi ragazzi sono gli Steelers, anche se il nickname della nostra squadra quest'anno non ci sarà. Saremo semplicemente Terni Football. Il motivo? In poche parole i problemi cominciano dalla scorsa stagione. Solo pochi sanno che lo scorso Campionato è stato affrontato grazie all'autotassazione dei giocatori perché la proprietà ha scelto di investire in due coach americani ritrovandosi poi senza soldi per affrontare le spese del campionato. Quest'anno la società non si è iscritta perché ha scelto di investire in un progetto diverso a Viterbo e per questo alcuni players son stati costretti a creare un'associazione sportiva in fretta per iscriverci al Campionato. Altrimenti non avremmo giocato. Potete immaginare le difficoltà non solo economiche… Ad oggi non sappiamo se potremo far tornare il coach Sytsma che ci ha allenato fino a Dicembre. Ma sappiamo che la vecchia società non ci lascerà il nickname, che rappresenta la nostra città e che è stato creato da noi giocatori. Queste difficoltà ci renderanno più forti in campo, siamo una squadra unita come nessuna altra, proprio perché abbiamo dovuto mettere del nostro e tanto per poter partecipare allo scorso e a questo Campionato. La nostra esperienza dimostra che non sono i soldi che fanno squadra, ma le persone. Avrei mille altre cose da dire su questa situazione, ma per ora voglio solo ringraziare l'ex presidente della vecchia società, l'avvocato Avagliano, che ha cercato sempre di fare il meglio per la squadra malgrado le scelte della proprietà. Ringrazio Coach Limongelli e Coach Fagotti per la loro dedizione e Coach Sytsma per il suo esempio. E, sopratutto, i miei compagni, che dimostrano ogni giorno che gli Steelers sono una vera famiglia.

L'anno scorso siete state senz'altro una delle piacevolissime rivelazioni dell'intero torneo…avete esordito con un ottimo 6-2, centrando l'accesso ai playoff. Un'annata particolarmente soddisfacente, immagino...


Se dovessi dare un voto al mio team per la scorsa stagione sarebbe sicuramente un 10…abbiamo avuto rammarico per la sconfitta contro i Patriots, ma siamo stati anche fortunati con i Condor, quindi ci riteniamo soddisfatti perché come team esordiente ci siamo fatti valere.

Quali sono allora, alla luce di quanto detto, i presupposti per questo 2013?

Questa stagione nasce con presupposti strani. Il nostro obiettivo è il NineBowl, abbiamo lavorato bene per tutto il 2012, ora vedremo cosa ci riserverà il nuovo anno.


Dove credi che concentrerete maggiormente la vostra attenzione in fase di preparazione?

Cercheremo di migliorare dal punto di vista della preparazione atletica. L'anno scorso come nuova squadra è stato necessario lavorare sopratutto sui meccanismi..e addirittura sulle regole del gioco, quest'anno abbiamo lasciato più spazio alla fisicità.

E' un fondamentale, sul piano sportivo, di assoluta importanza… Tornando però per un istante ancora sul piano amministrativo, così "completiamo il cerchio": A livello societario quindi…sembra essere così tutto un po' "fermo", soprattutto in chiave di programmazione….

Premetto che sono un giocatore che si è, suo malgrado, ritrovato a fare il dirigente da poco. Il nostro obiettivo è sempre stato, utopisticamente, quello di giocare il campionato Lenaf al terzo anno. Ad oggi è difficile ragionare a lungo termine anche se ci stiamo dando da fare molto per creare un settore giovanile contattando scuole e creando eventi per ragazzi.

Qualche Test-match in programma in questa pre-season?

I test-mach purtroppo sono saltati per i motivi sopracitati. È una grande mancanza per noi sopratutto perché facciamo parte di un girone diverso, quello toscano, che sembra molto impegnativo. Senza nulla togliere alle romane che secondo me quest'anno esprimeranno tutto il potenziale che hanno, e con le quali avrei avuto piacere di giocare ancora.

Certo che il doppio ruolo forzato di player/dirigente [non inedito in Italia, per la verità…] è un impegno assai gravoso…sia per il fisico che per la mente..

Di certo tutti i sacrifici che faccio e che facciamo sono ripagati dal nostro gruppo di giocatori, che è ormai un gruppo di amici. E' chiaro che avrei preferito fare solo il giocatore per una società che funzionasse...

Ti aspetti qualche importante conferma, a livello di maturazione in campo, tra i tuoi compagni?…

Siamo gli stessi dell'anno scorso con qualche aggiunta in più fra i ragazzi nuovi e con un paio di giocatori esperti in meno come Cocchi e Fagotti che sono passati nel coaching staff. Non scopro le carte sui nostri assi, anche se credo molto nel collettivo.

Come gestite l'approccio dei rookies a questo sport?..e come vi muoverete per il settore giovanile in generale?

Fino a dicembre i ragazzi nuovi hanno la possibilità di essere seguiti al cento per cento e di entrare in ogni meccanismo della squadra. Cerchiamo di valorizzarne le caratteristiche e di esser loro di aiuto il più possibile nel capire questo sport. Naturalmente da Gennaio si pensa di più al Campionato ed i ragazzi nuovi che entrano nel nuovo anno devono dimostrarsi abili nell'afferrare più velocemente i concetti che vengono messi in campo. Siamo in evoluzione e stiamo cercando di essere pronti con una squadra giovanile per i prossimi campionati 2013. Ma ancora è presto per decidere quale...

Ipotizzando che la formula dei playoff 2013 rimanga immutata…te la senti di sbilanciarti con un pronostico sulla post season ed in particolare sulle probabili finaliste di Conference?

Premetto che chiaramente non posso conoscere bene la totalità delle squadre che compongono il quadro delle partecipanti di questo Campionato 2013…ma se dovessi scommettere un euro su una squadra che farà bene lo metterei sui Black Hammers. Già l'anno scorso erano una buona squadra con qualche meccanismo da perfezionare e quest'anno credo che miglioreranno ulteriormente. Non nascondo che mi sarebbe piaciuto poterli affrontare nuovamente.

Lasciaci pure con un tuo pensiero personale, Giorgio…giusto per chiudere questa piacevole chiacchierata..

Grazie per il vostro lavoro, siete davvero un valore aggiunto per il nostro Campionato e per il nostro sport.

Grazie mille a te, Giorgio, per le tue parole…un grande in bocca al lupo a tutta la combriccola ternana per questo Campionato 2013 e…alla prossima!


Ufficio Stampa Cif9.com